Perché Chefchaouen è blu? Storia, teorie e leggende della città blu

Perché Chefchaouen è blu? La risposta onesta è che nessuno lo sa con certezza. La spiegazione più citata lega il colore alla comunità ebraica che visse in città per secoli, ma le foto d’epoca raccontano che il blu si è diffuso soprattutto nel Novecento e che oggi a mantenerlo vivo è anche il turismo.

In questa guida metto in fila le teorie sull’origine del blu, dalla tradizione religiosa alle zanzare, e separo ciò che è documentato dalle leggende. Alla fine trovi anche come vengono dipinte le case e dove vedere il blu più intenso.

Cortile con facciate e porte blu nella medina di Chefchaouen

Perché Chefchaouen è blu: la risposta breve

Se hai fretta, ecco cosa si sa davvero sul colore della città, prima di entrare nei dettagli.

Il blu di Chefchaouen in breve
  • Teoria più accreditata La tradizione ebraica, che associa il blu al cielo e a Dio
  • Quando si è diffuso Soprattutto nel Novecento
  • Zanzare e caldo Spiegazioni popolari, senza prove
  • Oggi Lo mantengono gli abitanti, anche per i visitatori

Una città nata bianca: un po’ di storia

Chefchaouen fu fondata nel 1471 da Ali ibn Rashid al-Alami come piccola fortezza, la Kasbah, per difendere il nord del Marocco dalle incursioni portoghesi. Il nome unisce l’arabo e il berbero e significa più o meno “guarda le corna”, per via delle due cime che sovrastano la città.

Dopo la caduta di Granada nel 1492 arrivarono musulmani ed ebrei cacciati dalla Spagna, che costruirono le loro case nello stile andaluso: muri imbiancati a calce, tetti di tegole, cortili interni e vicoli stretti. È da questa eredità che nasce l’aspetto della medina di oggi.

Per secoli la città rimase quasi chiusa agli europei, e solo nel 1920 entrarono le truppe spagnole del protettorato. Le fotografie scattate in quegli anni mostrano una Chefchaouen in gran parte bianca, molto diversa da quella di oggi: alcune sono esposte nel piccolo museo della Kasbah.

Case blu e bianche di Chefchaouen sul fianco della montagna

Le teorie sul colore blu

Chiedi a dieci abitanti perché le loro case sono blu e otterrai risposte diverse. Ecco le spiegazioni che si sentono più spesso, in ordine di credibilità.

1. La tradizione ebraica

È la teoria più diffusa e anche la più solida. Nella tradizione ebraica il blu, chiamato tekhelet, è il colore del filo che la Bibbia chiede di intrecciare nelle frange del manto di preghiera, per ricordare il cielo e la presenza di Dio.

Chefchaouen ebbe a lungo una comunità ebraica, arrivata in parte dalla Spagna dopo il 1492 e cresciuta negli anni Trenta del Novecento con chi fuggiva dalle persecuzioni in Europa. Secondo questa teoria furono proprio loro a introdurre l’abitudine di dipingere di blu le case, un’usanza rimasta anche dopo che quasi tutta la comunità emigrò, nei decenni successivi alla nascita di Israele nel 1948.

Il limite di questa spiegazione è che mancano documenti precisi: è plausibile, ma nessuna fonte scritta racconta con certezza come e quando il blu sia passato dalle case ebraiche al resto della città.

2. Il colore del cielo

Molti abitanti, di qualsiasi religione, danno una risposta più semplice: il blu ricorda il cielo e invita a una vita spirituale. In una città costruita sul fianco della montagna, dove il cielo è sempre sopra la testa, è un’idea che si capisce bene.

3. Per tenere lontane le zanzare

È la spiegazione pratica che sentirai più spesso in città: le zanzare scambierebbero il blu per acqua corrente e starebbero alla larga. Purtroppo non ci sono prove scientifiche che il colore dei muri tenga lontane le zanzare, che per trovarci si affidano soprattutto all’odore, al calore del corpo e all’anidride carbonica.

4. Per tenere fresche le case

I colori chiari riflettono la luce del sole e aiutano a tenere fresche le case d’estate, e questo è vero. Però il bianco funziona altrettanto bene: questa teoria spiega perché i muri non sono scuri, non perché sono proprio blu.

5. Il richiamo dell’acqua

Secondo alcuni il blu celebra l’acqua della sorgente di Ras el Maa, che da sempre scende dalla montagna ai margini della medina e rifornisce d’acqua la città. È un’interpretazione suggestiva, ma anche in questo caso non ci sono fonti storiche a confermarla.

6. Il turismo

L’ultima spiegazione è la più recente e la meno romantica. Alcuni abitanti raccontano che negli anni Settanta le autorità invitarono a dipingere la medina di blu per attirare i visitatori, e di sicuro negli ultimi decenni il colore si è esteso proprio nelle strade più frequentate. Con l’arrivo dei social network, poi, il blu è diventato il marchio della città.

Quale teoria è vera?

Probabilmente più di una. L’ipotesi più ragionevole è che il blu sia arrivato con la tradizione ebraica, si sia diffuso nel corso del Novecento perché piaceva agli abitanti e sia diventato il colore di tutta la medina quando il turismo ha iniziato a premiarlo.

Quello che è certo è che oggi il blu è soprattutto una scelta degli abitanti, incoraggiata dal comune: sono i residenti e i commercianti a ridipingere le facciate, e lo fanno sapendo che è proprio il colore ad attirare i visitatori.

Come vengono dipinte le case

Le facciate si dipingono con un metodo antico: calce diluita in acqua a cui si aggiunge un pigmento blu in polvere. Il risultato è una pittura opaca e porosa, che con il sole e la pioggia sbiadisce in fretta.

Pigmenti colorati in polvere in vendita in un mercato marocchino

Per questo le case vengono ridipinte spesso, in genere una o due volte l’anno, e molte famiglie danno una mano di colore fresco prima del Ramadan o delle feste più importanti. Ognuno pensa alla propria facciata, ai gradini e al tratto di vicolo davanti alla porta.

Guardando bene noterai che il blu non è mai uguale: si va dal celeste chiarissimo all’indaco, passando per l’azzurro e il turchese, a seconda del pigmento e di quanto tempo è passato dall’ultima mano. Spesso, poi, il colore copre solo la parte bassa dei muri, mentre quella alta resta bianca.

Dove vedere il blu più intenso

Il blu è concentrato nella medina, mentre la città nuova, fuori dalle mura, è in gran parte bianca. I vicoli più colorati sono quelli intorno a Piazza Uta el Hammam e nella parte alta della città vecchia, salendo verso Bab el Onsar e Ras el Maa.

Il momento migliore per vederli è la mattina presto, quando la luce è morbida e le strade sono vuote: il blu appare più profondo e non devi aspettare il tuo turno per una foto. Trovi un itinerario completo nella guida a Chefchaouen in un giorno e gli angoli più belli nella guida ai posti più fotografati di Chefchaouen.

Piazzetta di Chefchaouen con muri dipinti di blu soprattutto nella parte bassa

Ricorda solo che dietro ogni porta blu vive una famiglia: fotografa pure facciate e dettagli, ma non salire su scalinate private, non bussare alle porte e chiedi sempre il permesso prima di ritrarre le persone.

Domande frequenti sul blu di Chefchaouen

Perché Chefchaouen è blu?

Non c’è una risposta certa. La teoria più accreditata lo collega alla tradizione ebraica, che associa il blu al cielo e a Dio, mentre la diffusione del colore in tutta la medina è legata anche al turismo degli ultimi decenni.

Da quando Chefchaouen è blu?

Il blu si è diffuso soprattutto nel Novecento. Le foto degli anni Venti mostrano una città in gran parte bianca, molto diversa da quella di oggi.

È vero che il blu tiene lontane le zanzare?

È una credenza popolare, ma non ci sono prove che il colore dei muri allontani gli insetti.

Chi dipinge le case di blu?

Sono gli abitanti stessi a ridipingere facciate e gradini, in genere una o due volte l’anno, usando calce e pigmento in polvere.

Tutta Chefchaouen è blu?

No, il blu riguarda soprattutto la medina, la città vecchia. I quartieri nuovi, fuori dalle mura, sono in gran parte bianchi.

Cosa significa il nome Chefchaouen?

Significa più o meno “guarda le corna”: è un riferimento alle due cime delle montagne del Rif che si alzano alle spalle della città.

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